L’organizzazione dei musei statali dell appena trascorsa Pasqua è stata l’emblema dell’approssimazione con la quale purtroppo è trattato il turismo in Italia.
Nel giro di qualche giorno si è passati infatti da un estremo all’altro: dal chiudere del tutto i musei statali deludendo migliaia di persone accorse nelle varie città d’arte ad aprirli gratis!
Va bene che era la prima domenica del mese ma semplicemente si poteva prevedere di far comunque pagare il biglietto se la prima domenica del mese casca in una periodo di altissima stagione e spostare l’iniziativa alla domenica successiva.
Non ha infatti senso logico alcuno non far pagare musei (per cui fra l’altro latitano risorse economiche) i giorni di massima affluenza garantita.
Iniziative lodevoli come i musei gratis devono essere fatte in periodi in cui invece l’affluenza è minore, sia per incentivare le presenze da fuori città sia per darne beneficio ai cittadini stessi.
Invece con una decisione del genere si sono creati solamente effetti domino negativi:
1) chi era venuto con l’intento di visitare musei d’eccellenza si è dovuto sorbire una fila chilometrica quando sarebbe stato ben felice di pagare il biglietto d’ingresso per visitarli con tempi di attesa molto minori e deludendo così la sua visita.
2) ovviamente i cittadini si sono tenuti ben lontani da tali code sapendo che comunque il mese successivo ci sarebbe ripetuta l’iniziativa
3) si sono persi incassi sostanziosi con i quali si potevano migliorare tanti servizi
4) la decisione è stata così all’ultimo minuto che non è stata nemmeno da propulsione per incentivare le presenze in quanto chi voleva partire lo avrebbe fatto comunque

Tutto questo per dire come sia trattata in Italia l’unica industria, il Turismo, sulla quale sarebbe da investire, l’unico tesoro che nessuno ci potrà mai copiare e dal cui indotto trarremo beneficio tutti.
Invece siamo alle prese con decisioni estemporanee, fatte senza programmazione, solamente sull’onda d’urto dell’emotività del momento.

Se vi è capitato ultimamente di recarvi al Louvre ed agli Uffizi provate a fare un confronto fra l’esperienza della visita di uno e dell’altro, purtroppo per noi siamo rimasti 30 anni indietro.