Ok, un blog sui viaggi dovrebbe far venire voglia di girare, di vedere il mondo, di esplorare nuove città e rifugi naturali e anche di stare sdraiati su una spiaggia corallina in pieno relax.
Perché dunque dedicare tempo e fatica a scrivere (e a leggere) un articolo sulle spiagge più brutte d’Italia? Per evitarle, certo, ma anche per fare una riflessione su quello che potrebbero essere se l’incuria lasciasse spazio alla manutenzione. Ma andiamo per ordine
I Dati di Legambiente
Legambiente è l’ associazione ambientalista italiana nota per assegnare le bandiere blu alle spiagge più belle della Penisola, con criteri piuttosto precisi e stringenti che includono, per esempio, pulizia e i servizi offerti.
La stessa associazione ha però stipulato anche la classifica inversa: quella delle spiagge peggiori, chiamata Beach Litter, letteralmente la spiaggia immondizia.
L’analisi ha riguardato 47 spiagge per 7600mq di territorio in cui sono stati trovati una cosa come 7.068 rifiuti, l’equivalente di 1.413 rifiuti ogni 100 metri.

Si tratta di numeri allarmanti

Sporco sì, ma come?
La tipologia di rifiuti rinvenuta è per lo più materiale plastico, spesso piccolo, sotto i 25 cm, spiaggiato. Il che vuol dire che ancora più drammaticamente i rifiuti non vengono da terra, ma dal mare. O meglio dai fiumi che riversano nel mare quantità incredibili di sporcizia, trascinata poi sulle spiagge delle correnti.
Il primato degli oggetti trasportato sulla sabbia va ai Cotton fioc, i cui bastoncini in plastica non sono biodegradabili, seguiti da deodoranti, assorbenti e prodotti per il bagno.
Il fiume portatore di sporcizia per eccellenza sembra essere il Tevere, la cui foce è a pochi km dalla spiaggia più sporca.

Coccia di Morto, la spiaggia peggiore
Fare battute sul nome di questa lingua di sabbia è un po’ come sparare sulla Croce Rossa. Non bastasse il toponimo ci si mette anche Legambiente ad informarci che Coccia di Morto, spiaggia del Lazio, a Fiumicino e a pochi chilometri dalla foce del Tevere, è in assoluto la spiaggia più sporca d’Italia. Il numero dei Cotton fioc rinvenuti è a di poco impressionante: 3.716 unità, praticamente l’83% di tutti quelli trovati abbandonati in Italia. Letteralmente un mare!
Seconda classificata Capocotta
Siamo sempre in Lazio, a Ostia, località simbolo delle vacanze balneari dei romani. Capocotta è considerata una delle spiagge più belle del Lazio con le sue dune di sabbia e fa parte della Riserva del Litorale Romano. Ma da poiché da alcuni mesi sono stati eliminati i presidi, ecco che la “monezza” è dilagata tra la sabbia.

Qualche Considerazione
Fa male pensare che le due spiagge più sporche d’Italia si trovino entrambe in una riserva, la Riserva del Litorale Romano appunto, e la vicinanza della foce del Tevere appare più un pretesto che una reale giustificazione.
Rimane infatti impensabile che le spiagge libere siano, in un futuro più o meno remoto, destinate al degrado. Sono quindi necessari i presidi, indubbiamente, maggiori sopralluoghi e conseguenti azioni di salvaguardia, ma anche filtri che funzionino (rifiuti plastici di 25 centimetri non filtrati danno da pensare!) e una cosa assolutamente gratuita e alla portata di tutti: senso civico.
Perché 3.716 Coton fioc, deodoranti per il wc, assorbenti e plasticume vario, nei fiume arrivano attraverso gli scarichi domestici. E qualcuno, in questi scarichi, ce li butta!